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Quando: domenica 22 frebbraio – ore 17
dove: Circolo di Santa Maria Riopetra / via Santa Maria Riopetra Fanteria 1 (strada provinciale 79), fraz. Santa Maria Riopetra, Sogliano al Rubicone
Ingresso: € 10 Posti limitati, prevendita vivamente consigliata a questo link: www.liveticket.it
Info: spettatore@sillaba.it / 370.3685093
L’evento è organizzato da Sillaba per la rassegna FUORILUOGO_il teatro fuori dal teatro 2026 (12^ edizione).
“A VEGLIA COL FULESTA” ovvero: L’UOMO CHE RACCONTA LE FAVOLE
di e con: Sergio Diotti
In questo recital Sergio Diotti propone una sintesi del lavoro di ricerca e di palcoscenico intrapreso per ridare vita alla figura del “Fulesta”, il narratore di storie tipico della cultura popolare emiliano-romagnola e conduce lo spettatore in un mondo che sembra lontano, ma è soltanto dietro l’angolo: un mondo che si è fermato a diversi decenni fa, all’epoca della cultura contadina, della trasmissione orale di favole e memorie di vita. Un mondo “povero” di giochi, a volte anche di cibo, senza radio, televisione, automobili, ma ricco di storie. Ma allora, cos’ha da regalarci questo strambo “Fulesta”, cosa ricorderemo di lui dopo il suo commiato? Dell’arte della narrazione, ci resta la sua funzione morale e pedagogica:
nell’atto stessa di raccontare e di stare ad ascoltare si ha cura: delle persone, soprattutto. Del tempo passato, ma anche del tempo a venire, attraverso il libero esercizio del fantastico. Tra una storia e l’altra, dalle filastrocche surreali alle favole, dalle leggende storiche alle storie di vita, sarà possibile intravedere alcune delle tecniche di narrazione
tradizionali utilizzate da Diotti, in uno spettacolo che diventa anche un’affascinante viaggio alla riscoperta di un’arte, quella del raccontare, che affonda le sue radici nell’antichità classica, ma che torna, anzi, continua ad affascinarci. “Racconto storie, immagini e personaggi della mia regione, proponendole al mondo. Ripesco storie e modi di raccontare da una tradizione quasi scomparsa, direi impalpabile, senza neanche l’appoggio di un “maestro” o predecessore cui fare riferimento; ma vivo questa tradizione come un qualcosa di concreto e importante anche oggi, nel suo farsi e disfarsi, rinnovarsi, auto-alimentarsi… la narrazione è oggi, dal punto di vista teatrale, ma non solo, un esercizio indispensabile di ascolto e comprensione dell’altro che è in noi e fuori di noi”.


